PER-DONO

Presentazione testo personale 2013-2014

   L’idea di fondo del sussidio è tratta dalle linee del terzo anno degli Orientamenti triennali, dedicato più specificamente alla solidarietà, suscitata da un atteggiamento di fiducia nell’uomo che il Signore ci fa incontrare nella nostra storia. La passione per la vita delle nostre città nasce da un’educazione a una visione alta del bene comune, come bene di tutti e di ciascuno, che ci rende capaci di tradurre il Vangelo nel vissuto concreto.

   Come ogni anno, il cammino proposto è ispirato da un’icona evangelica; quest’anno è dell’evangelista Matteo, Vangelo dell’anno liturgico A. È la parabola dell’invito alle nozze (Mt 22,1-14) che ci rivela la possibilità di non essere degni della mensa dello sposo, di non essere pronti a «fare festa» con lui, ripiegati sulle contraddizioni e sui fallimenti del nostro tempo. Gesù, tuttavia, insiste anche sulla possibilità di una festa in atto. Il mondo allora diventa luogo di salvezza e può essere guardato con “altri” occhi, e secondo logiche nuove, a partire da un invito che è rivolto a tutti perché «Quelli che troverete, chiamateli».

   
PUNTI CARDINALI della proposta formativa:

  • interiorità e cura della spiritualità;
  • fraternità e pratica del dialogo;
  • responsabilità ed esercizio della laicità;
  • ecclesialità e consuetudine alla sinodalità

       L’icona evangelica di quest’anno è dell’evangelista Matteo. È la parabola dell’invito alle nozze (Mt 22,1-14)

        L’iter del sussidio segue proprio il percorso di questa parabola di Matteo, ogni tappa partirà da uno o più versetti, e la Parola al centro avrà un brano specifico, ancora di Matteo, accompagnato da un brano del profeta Isaia, in una sorta di “Parola che si spiega con la Parola”.

       Saremo invitati a ricercare nuovi stili di laicità con cui portare oggi a tutti l’annuncio del Signore risorto, a partire dalla nostra vita quotidiana e dalle sfide inedite di questi tempi e di questa storia.

       Con riferimento alla parabola degli invitati a nozze saremo chiamati a:

  • riconoscere la signoria di Dio;
  • metterci di fronte ai nostri rifiuti da superare con perseveranza;
  • accogliere, come i servi, l’invito di chi è chiamato a portare l’annuncio a tutti;
  • rivestirci dell’abito della fede attraverso la pratica della giustizia;
  • riconoscere nell’amore infinito di Dio il criterio di giudizio con cui saremo giudicati e l’invito a vivere nella carità.

       Progressivamente il testo mettera' in luce i tratti concreti dello stile del discepolo; infatti il percorso, costruito in 5 tappe sarà:

  • 1a tappa: con fiducia
  • 2a tappa: con perseveranza
  • 3a tappa: con fortezza
  • 4a tappa: con giustizia
  • 5a tappa: con misericordia

    Con Fiducia

       In questa prima tappa del percorso, dedicato alla ricerca e alla pratica di uno stile missionario, dentro le pieghe della quotidianità, da “inviati” desiderosi di condividere la fede, innanzitutto siamo sollecitati a riscoprirci nei panni degli invitati dalla gratuità e sovranità di Dio a una grande festa. Il suo invito fa comprendere il suo stile: Dio non fa festa da solo, chiama altri, senza riserve, come il seminatore che getta il seme su qualsiasi terreno e attende fiducioso. Prima di essere degli inviati, siamo degli invitati, chiamati a cogliere il primato di Dio e sceglierlo come centro di gravità e a partecipare, tramite la cura di relazioni affidabili, della gioia del Regno.

    Con Perseveranza

       Dio, il grande Re, chiama per fare festa, non vuole che sia una festa senza invitati... ma questo pare essere solo un suo desiderio, a noi donne e uomini sembra importare poco dei desideri di Dio. Per ignoranza, per pigrizia, per paura, per egoismo... rinasce nel cuore dell’uomo l’inclinazione al rifiuto della relazione con Dio, a resistere al suo invito, compromettendo la possibilità di essere inviati credibili. Oggi in Occidente lentamente, quasi senza sceglierlo, si vive come se Dio non ci fosse: è una silenziosa apostasia della fede, che non ci lascia e non ci lascerà uguali a prima. Così rischiamo di diventare inconsapevolmente “atei devoti”.

    Con Fortezza

       Dio invia ripetutamente i suoi servi per invitare alla festa di nozze. I servi obbediscono al re imparando il suo stile. Egli ci chiede di non selezionare, di non giudicare, di non escludere nessuno: invitiamo tutti! E non preoccupiamoci se nel campo crescono grano e zizzania: il giudizio non ci compete, è di Dio. Ecco perché dobbiamo attrezzarci: vivere nel mondo chiede la forza di starci senza cacciare fuori nessuno. Anche noi ne facciamo parte, il bene e il male sono fuori e dentro di noi. È lo stile di Gesù che ci insegna a coltivare la tenerezza, la fortezza, la mitezza, la pazienza.

    Con Giustizia

       Al centro di questa tappa c’è la veste, segno in tutte le culture di un rango sociale elevato, di una appartenenza, soprattutto di uno stile. Si può essere poveri ma avere un portamento da re. L’invitato non deve avere altro requisito, se non la veste adeguata, una veste che dice l’orientamento del cuore, la sintonia con l’evento a cui si partecipa, una coerenza tra il proprio sentire interiore e l’essere partecipi della festa del re. Fuor di metafora, questa coerenza, importantissima poiché ne va della credibilità dell’inviato/invitato, è la ricerca della giustizia. Chi è persona giusta e di giustizia è testimone universale dell’amore, qualunque sia la fede che professa.

    Con Misericordia

       Finalmente la festa di nozze sta celebrandosi, ma improvvisamente da festa sembra tramutarsi in tribunale. Il re diviene giudice dei suoi invitati, un giudice che distingue chi è adeguato da chi non lo è. Sembra venuto il tempo nel quale il Dio della storia separa la zizzania dal grano. Solo Dio può e in quel momento contano le scelte fatte. Il giudizio è una “apocalissi”, cioè una rivelazione ultima, che riconsegna a ciascuno la verità su se stesso: amore e odio, dedizione e indifferenza non sono uguali per il Padre misericordioso. Coloro che nella vita non si decidono a distinguere il male dal bene vanno incontro a un esito tragico. Il giudizio finale diviene l’appello ultimo a una vita nella carità. Rileggere la propria vita a partire dalla morte può non spaventare ma essere nuova occasione di conversione.

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     Testimoni
     Responsabili Nazionali
     Dal nazionale...